Settembre 23, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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FENDI, LA PRIMAVERA ESTATE 2027 DI MARIA GRAZIA CHIURI

La sfilata di oggi era uno degli appuntamenti che aspettavo di più di questa Milano Fashion Week. Volevo capire dove Maria Grazia Chiuri stesse portando Fendi dopo il ritorno nella maison e il debutto dello scorso febbraio. Dopo aver visto la collezione, la mia impressione è piuttosto netta: vedo una Fendi molto diversa da quella che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni. Potrò sbagliarmi, naturalmente, ed è ancora presto per capire dove porterà questo percorso, ma la distanza rispetto ad alcuni codici storici della maison mi sembra evidente.

Fendi per me è sempre stata materia, colore, pelliccia, ironia, sensualità, Roma. Karl Lagerfeld aveva costruito in oltre mezzo secolo un linguaggio potentissimo; dopo di lui Silvia Venturini Fendi e Kim Jones lo hanno interpretato in modi diversi, mantenendo però riconoscibile quel filo. Con Maria Grazia Chiuri avverto qualcosa di differente. Non necessariamente migliore o peggiore: semplicemente un altro registro. Già al debutto si era percepita una maggiore attenzione alla silhouette, ai volumi e a un’immagine complessivamente più misurata. Oggi quella direzione appare ancora più chiara.

Chiuri porta dentro Fendi molto del proprio modo di pensare la moda: il rapporto fra corpo e abito, la libertà del movimento, costruzioni meno rigide, il dialogo fra maschile e femminile e soprattutto il lavoro delle mani, dell’atelier, della materia. Gli abiti accompagnano il corpo, qualche volta lo scoprono, altre volte lo avvolgono; i volumi cambiano mentre si cammina, le sovrapposizioni alleggeriscono le costruzioni e la femminilità non viene mai dichiarata in maniera troppo evidente. È una collezione che cerca un equilibrio tra forma e libertà.

Ma mentre guardavo la sfilata continuavo a farmi una domanda: è Maria Grazia Chiuri che sta entrando nel mondo Fendi o è Fendi che sta entrando sempre di più nel mondo di Maria Grazia Chiuri? Un direttore creativo deve lasciare il proprio segno, altrimenti non avrebbe senso affidargli una maison, ma Fendi ha più di cento anni di storia e possiede una memoria visiva fortissima. Non è soltanto un logo. È un modo di trattare la materia, di usare il colore, di costruire una donna e persino di giocare con quella particolare opulenza romana che ha sempre fatto parte del suo carattere.

La collezione di oggi ha ricerca, costruzione, mestiere e una sua idea precisa di donna. Questo non è in discussione. Personalmente, però, davanti ad alcuni look, se togliessi il nome Fendi farei fatica a riconoscere immediatamente la maison. Ed è proprio questo che rende interessante il percorso di Maria Grazia Chiuri: capire fino a dove vorrà portare questa trasformazione e quanto dei codici che conosciamo continuerà a vivere dentro la Fendi che sta costruendo.

Forse è ancora presto per arrivare a una conclusione. Oggi vedo chiaramente la mano di Maria Grazia Chiuri. Adesso voglio capire come quella mano riuscirà a dialogare con l’identità di Fendi.

 

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Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
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