Settembre 25, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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ANTONIO MARRAS, UNA COLLEZIONE ARTIGIANALE FATTA DI MEMORIA

Antonio Marras ancora una volta non mette semplicemente in scena una collezione. Costruisce un mondo e poi lascia che gli abiti lo attraversino. Per la Primavera Estate 2027 il Giardino Vincenzo Muccioli di Milano diventa quasi un pezzo di Sardegna trasferito in città: una lunga tavola, i resti di una festa, fiori, frutta, personaggi, ricordi. Il titolo è Nozze di un Mezzogiorno di Mezz’Estate, ma il matrimonio è soprattutto il pretesto per raccontare ciò che rimane quando la festa è finita e la vita ricomincia.

Gli abiti sembrano arrivare proprio da lì, dal giorno dopo. Non sono perfetti e non vogliono esserlo. Hanno qualcosa di vissuto, come se avessero assorbito una notte intera, il profumo del mirto, la salsedine, una macchia di vino, una piega rimasta sul tessuto. Marras lavora ancora una volta sulla memoria, ma senza trasformarla in nostalgia: prende pizzi, chiffon, organze, broccati, jacquard, ricami, patch e sovrapposizioni e li porta dentro una moda molto presente, dove il segno artigianale continua ad avere un peso preciso.

È una collezione piena, stratificata, a tratti quasi disordinata, e proprio per questo riconoscibile. Le righe incontrano i fiori, il camouflage convive con materiali più delicati, il denim entra accanto alla seta, mentre i colori passano dal miele alla sabbia, dal cipria al verde militare fino al nero. Niente sembra realmente isolato: ogni elemento entra in relazione con quello accanto, come succede nelle famiglie, nelle feste, nelle storie che Marras continua a raccontare stagione dopo stagione.

C’è poi un aspetto che considero centrale nel suo lavoro: Marras non ha mai avuto paura dell’imperfezione. Anzi, spesso è proprio lì che trova la parte più interessante della bellezza. Un bordo, una sovrapposizione, una superficie non completamente pulita, un ricamo che sembra portarsi dietro una storia. Anche questa volta il suo linguaggio passa attraverso ciò che altri forse cercherebbero di correggere. Da lui il difetto non viene cancellato, diventa carattere.

La collaborazione con Giovanni Raspini rafforza ulteriormente questa idea. Cinquantatré gioielli realizzati per la sfilata entrano nei look come oggetti quasi rituali, tra bronzo brunito, pietre, madreperla e riferimenti alla cultura sarda. Non semplici accessori, ma presenze dentro il racconto, piccoli talismani che completano quella sensazione di qualcosa tramandato, raccolto e conservato nel tempo.

Forse è proprio questa la forza di Antonio Marras: mentre tanta moda cerca continuamente una nuova immagine da mostrare, lui continua a cercare storie da raccontare. E gli abiti, prima ancora di essere guardati, sembrano già aver vissuto qualcosa.

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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