Pochi giorni prima della sfilata Emmanuel Macron ha consegnato a Nicolas Ghesquière la Legion d’Onore. Alla Cour Carrée c’era anche Brigitte Macron, che agli show Louis Vuitton si vede spesso. In Francia la moda viene ancora considerata parte del patrimonio economico e culturale del Paese. La passerella però è un’altra faccenda.
Per la primavera-estate 2027 Ghesquière parte dall’ergonomia, dal rapporto tra corpo, abito e movimento. La ricerca si vede soprattutto nella vestibilità: molti capi seguono il corpo senza costringerlo, le giacche mantengono la spalla costruita ma si alleggeriscono nel resto, i pantaloni cadono lunghi e morbidi. Un abito avorio sembra quasi drappeggiato direttamente sulla modella; poco dopo una canotta metallica sovrapposta al giallo acido incontra pantaloni bianchi trasparenti. È uno dei passaggi in cui la complessità funziona davvero, perché non appesantisce la figura.
Le giacche, a mio avviso, sono tra le cose migliori della collezione. Si vede il mestiere di Ghesquière nel modo in cui sposta una chiusura, apre un collo o costruisce una linea apparentemente semplice. Anche le stringate nere e gli stivaletti sotto gli abiti più leggeri funzionano: evitano che tutto diventi troppo delicato. Il giallo ritorna spesso, dal burro alle tonalità più acide, e dà energia ai panna, ai grigi e ai marroni che dominano buona parte delle uscite.
Poi arrivano i look meno risolti. Nel rosa metallico stropicciato, per esempio, la superficie prende il sopravvento e l’abito finisce quasi in secondo piano. Succede anche altrove: sovrapposizioni, rouches, applicazioni e volumi si sommano più del necessario. I visori gioiello sono spettacolari, impossibile non notarli, ma proprio per questo in alcune uscite diventano più importanti di ciò che c’è sotto.
Il problema della collezione è l’eccesso di idee. Quando Ghesquière lascia lavorare un buon taglio, una giacca, un drappeggio o una pelle ben costruita, il risultato acquista subito chiarezza. Quando insiste, il vestito perde qualcosa.
In diversi passaggi viene voglia di togliere, non di aggiungere.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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