Il tweed è forse l’elemento più riconoscibile di Chanel, ma anche quello che, dopo decenni di giacche, tailleur, bottoni e costruzioni diventate iconiche, rischia maggiormente di apparire inflazionato. La qualità resta, la manifattura anche, ma per una maison come Chanel oggi si tratta di voltare almeno in parte pagina, o meglio, di interpretare quel patrimonio in una chiave più contemporanea.
Matthieu Blazy sembra aver imboccato questa strada proprio partendo dal tweed. Destrutturarlo significa intervenire su uno dei simboli più consolidati della maison: abbandonare progressivamente la rigidità dei celebri tailleur aderenti, aprire le trame, sfrangiare le superfici, alleggerire le vestibilità. È già un segnale di cambiamento: modificare la forma senza cancellare la matrice Chanel. Non è ancora una svolta, ma certamente l’inizio di una direzione nuova.
Le forme e i tessuti sono quelli che conosciamo, salvo alcune varianti, e Chanel continua a essere Chanel al primo sguardo. Ma in diversi passaggi qualcosa cambia. Il tweed viene aperto, sfrangiato, alleggerito, quasi disfatto; perde parte della compostezza delle costruzioni più classiche e acquista movimento. Cambiano le proporzioni, cambia la vestibilità e soprattutto cambia il modo in cui il capo si appoggia sul corpo.
Un cappotto conserva materia, bottoni e riconoscibilità della maison, ma la superficie diventa irregolare, i fili rimangono visibili, la costruzione appare meno rigida. Sotto, abiti e trame sembrano a loro volta aperti, consumati, volutamente imperfetti. Il risultato è meno composto e decisamente più giovane.
Anche la scelta delle modelle contribuisce a cambiare la percezione. Quegli stessi materiali, portati su ragazze giovanissime e con una vestibilità più libera, perdono il peso di una certa idea tradizionale di Chanel. Non perché venga cancellata: rimane perfettamente leggibile. È il modo di indossarla che cambia.
Naturalmente non tutta la collezione procede con la stessa intensità. Ci sono look molto vicini a forme che appartengono da tempo alla maison e altri nei quali l’intervento appare più evidente. Ed è proprio in questi ultimi che si intravede la direzione più interessante: non sostituire ciò che Chanel è stata, ma intervenire sulla materia, sulle proporzioni e sulla costruzione per portarla nel presente.
Blazy sembra aver capito che con una maison come Chanel il nuovo non deve necessariamente arrivare attraverso un gesto clamoroso. Può nascere anche da un filo lasciato libero, da una trama meno compatta, da una silhouette che perde rigidità e aderenza.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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