ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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NOTIZIE DALLO SPAZIO IL NOSTRO ASTRONAUTA PARMITANO CI RACCONTA

Prima intervista dallo spazio all’astronauta Parmitano:     «Terra magnifica e fragile»

“Pronto alla passeggiata spaziale”

“Houston, abbiamo un problema” a “Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser”. Da “Apollo 13” a “Blade runner”, perché poi va a finire che è impossibile intervistare un astronauta senza che le traiettorie dei pensieri di noi terrestri intercettino brani della memoria.

Ad ogni modo, come si era capito dalle prime immagini, anche le parole di Luca Parmitano confermano che il nostro Skywalker si sente in Paradiso, o molto molto vicino ad esso. Un entusiasmo contagioso: ecco che cosa trasmette il pilota siciliano da 400 km di altezza e sfrecciando a 28mila kmh.
Al decimo giorno sulla Stazione spaziale internazionale, il primo italiano che presto “uscirà a fare due passi” tra le stelle ha risposto alle domande dei cronisti invitati a Tor Vergata dall’Agenzia spaziale europea e dall’Agenzia spaziale italiana.

Il primo piccolo, e unico problema che ha chiamato in causa Houston (del resto è il film che ha copiato la realtà e non viceversa) è andato in onda poco prima dell’orario del collegamento: audio e immagini rimbalzate dal Texas non coincidevano, ma l’inconveniente (peraltro annunciato) è durato meno di un minuto durante il quale, invece dell’astronauta, sullo schermo si è vista la sala di controllo che abbiamo tutti in testa insieme alla voce di Tito Stagno.

Poi è stato direttamente Parmitano a raccontare di essere restato senza fiato ammirando in queste ultime ore il bagliore delle “nubi luminescenti notturne che galleggiano nella mesosfera”. Non sappiamo davvero che cosa siano, ma ci fidiamo. E poi chi conosceva quei “raggi B di Tann-qualchecosa”? L’effetto, ovvero stupore e invidia, tra giornalisti e addetti ai lavori è stato comunque identico.

“Qui mi sento come a casa” ha spiegato l’astronauta, ricordando con misurato orgoglio patriottico che metà dei moduli abitativi della stazione spaziale è stata progettata e costruita in Italia. Con il microfono che gli fluttuava davanti al viso, Parmitano si è anche rammaricato di non essere un poeta o uno scrittore (ma farà in tempo a diventarlo) per riuscire a descrivere il fascino del pianeta visto da lassù. “Così meravigliosamente fragile e bello, immerso nel nero che fa risaltare i suoi mille colori”.

E ha anche confermato che i sei mesi della missione Volare voleranno appunto via in un soffio, con tutti quegli esperimenti che effettuerà per conto di enti e università. Ne ha già completato uno sulla cura per l’osteoporosi e presto, quando arriverà nei prossimi giorni il modulo Atv con altri kit, tenterà di accendere per la prima volta nella stazione spaziale una fiamma viva. Servirà per mettere a punto un combustibile altamente ecologico i cui componenti sulla terra, per via della forza di gravità, non si possono miscelare. “Lavoriamo 8 ore mezzo al giorno con gli esperimenti, altre due facciamo ginnastica. E’ obbligatorio per aiutare il fisico a fronteggiare la mancanza di peso, anche se devo dire che, per quanto mi riguarda, mi sono subito adattato molto bene. E poi ci si riposa. Se dovessi usare una parola per descrivere la situazione quassù mi piace pensare ad armonia. Certo, conoscevo i miei compagni di avventura, ma davvero qui c’è una passione e una comunanza di intenti che mi piacerebbe ritrovare sulla Terra, in Italia, quando vi tornerò. Quando mangiamo, sempre tutti insieme, sembra di essere in un ostello con gli amici di sempre. Vabbeh, se c’è proprio una cosa che manca, è il caffé espresso ristretto”.

E le passeggiate, previste in luglio. “L’emozione sarà altissima, ma cercherò di restare concentrato sulle procedure. E’ importante che a un italiano sia stato finalmente affidato questo compito: è il segno che tutto il nostro comparto scientifico e industriale, con il cooordinamento di Esa e Asi, è tenuto in alta considerazione. Anzi, bisognerebbe spingere sempre più enti ed aziende ad approfittare della possibilità di fare ricerca sulla stazione spaziale”.
Il maggiore pilota collaudatore dell’Aeronautica militare ha sempre raccontato di sognare di fare l’astronauta fin da bambino anche per capire“chi ci guarda da lassù”. 

“Proprio per vivere fino in fondo questa opportunità – dice – non mi sono portato libri. Ogni secondo libero lo passo nella cupola (altra parte made in Italy dell’Iss) per guardare lo spazio e la Terra. Vi ho raccontato delle nubi luminescenti che lasciano senza parole e adesso aggiungo l’unità e l’armonia che anima tutti coloro che da Terra e nella stazione partecipano alla missione. E’ una situazione che libera lo spirito”.

LE DOMANDE CHE NESSUNO HA FATTO
Come si fa l’intervista a un astronauta? Il collegamento (vedi il video), almeno in questa prima occasione, è durato 20 minuti e gli 11 cronisti che avevano risposto all’invito potevano fare una domanda ciascuno: i testi erano stati proposti nei giorni scorsi per evitare sovrapposizioni. Poi va ricordato che si parla come con le radio ricetrasmittenti: si fa la domanda tutta d’un fiato e poi si attende la risposta (c’è un ritardo di qualche secondo) senza la possibiltà di interrompersi a vicenda. Potrebbero provare a Ballarò e Piazza pulita. L’unico neo è il tempo risicato e così, avendo solo un colpo in canna, nessuno si azzarda a fare le domande che tutti si aspetterebbero: ha parlato con la moglie Kathy e le figlie di 3 e 6 anni? Le mancano? Che sapore ha l’acqua riciclata dai rifiuti liquidi (ci siamo capiti) dell’Iss? Come ci si lava sulla stazione? E la toilette come funziona in assenza di peso? Quando si comincia a guardare con odio gli asparagi liofilizzati? Proprio proprio non viene mai da litigare con i compagni di viaggio ristretti in così pochi metri cubici? C’è campo per i telefonini? In orbita si vede la tv satellitare? (no, dai, queste ultime due no). Per le altre aspettiamo la prossima volta.

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