LA MFW DONNA III

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Giornata 3  della MFW

Mai come in questa stagione gli stilisti si sono sentiti in diritto e in dovere di dire la loro attraverso slogan, frasi o semplici parole, come in questo caso, lasciati fluire con veemenza dalle loro collezioni. Veri e propri messaggi politici e sociali, scritti a chiare lettere cubitali chi su semplici T-shirt (o mutande, come hanno fatto gli americani), e chi sugli accessori da rapper a complemento di una collezione sì sportiva, ma anche preziosa e couture, come Versace.
Vecchio (o meglio vintage, ma sempre cool, come la metal mesh) e nuovo (uno spirito sporty coltivato già da qualche stagione dalla casa della Medusa, ora contaminato da un mood goth che lascerebbe supporre, già, l’intervento di colui che i rumors vorrebbero in arrivo, ovvero Riccardo Tisci) in un abbraccio estetico che sorprende e un poco spiazza. Come il cortocircuito che vede Amber Valletta a chiudere la sfilata, e Naomi Campbell in front row ad applaudire la collega. In un gioco di ruoli che le vuol vedere, per una volta, dalle due parti opposte della «barricata».

La Venere nera è stata protagonista, oggi, anche della sfilata evento di Tod’s, la griffe del portfolio di brand Della Valle che sta affrontando, grazie al team stilistico interno, con grande classe e professionalità il post-Alessandra Facchinetti. La sfilata, nella quale – nemmeno c’è bisogno di dirlo – la pelle è splendida protagonista, è stata incorniciata dalla performance firmata Thomas De Falco Wrapping: un tableau vivant sospeso e suggestivo nel quale uomini e donne di origini diverse si avvolgono e srotolano in bende e corde, dando le spalle al pubblico e abbandonandosi in momenti di estatica rilassatezza. Tra loro, appunto, una Naomi fuori dagli schemi che fatichiamo a riconoscere.

La terza giornata della Settimana della Moda di Milano ha visto in calendario anche Diesel Black Gold, con una sfilata all’insegna dell’extra extra long – il capo più corto sfiorava il pavimento – ricca di pezzi tutto sommato basic e di nostalgia per quei Nineties che allora immaginavamo di non rimpiangere, e invece…
E ancora Sportmax, che tra i tanti pregi ne ha due da sottolineare: la coerenza con il nome della griffe, considerata l’estrema sportività dell’intera collezione (che ansia per un campione di divano come chi scrive vedere ovunque l’imperativo Run Run Run!), e il soundtrack. Avere finalmente capito che Automaticamore di Patrizia Pellegrino è uno dei veri capolavori dei primi anni Ottanta non è da tutti.

Tante le certezze della giornata. In primis la bravura dei due autentici giovani talenti della moda italiana, così diversi e così necessari: Marco De Vincenzo, sempre più abile nel destreggiare come un prestidigitatore l’arte dell’accarezzare il kitsch senza caderci dentro, e Lucio Vanotti, con la sua ricerca affatto banale di pulizia, rigore e semplicità che non vadano a discapito della sofisticatezza. Una certezza anche la coerenza di Emporio Armani – linea nella quale è stato annunciato che confluiranno anche Armani Jeans e Armani Collezioni, nel tentativo di adeguarsi alle esigenze di un mercato che evidentemente sta cambiando, ma dove abbia intenzione di andare ancora non ci è chiaro del tutto – e diEtro, che rivisita e corregge gli stilemi folk che hanno fatto la fortuna della griffe con un animo più energico, scattante e ottimista.

E poi l’arrivo sulla piazza milanese di Vionnet, la griffe di Goga Ashkenazi, che per la prima volta sfila in Italia, scegliendo l’incredibile location della Casa degli Atellani. Sapere che c’è ancora qualcuno che creda in noi e che su di noi punti… beh, dovrebbe farci piacere. Piacere e riflettere.

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