C’è una Verona che domani non sarà soltanto città, ma scena. E come in ogni scena che pretende di reggere lo sguardo del pianeta, prima ancora delle luci si accendono i controlli, prima ancora della musica si alza l’allerta: occhi umani, occhi elettronici, occhi dall’alto. Il 22 febbraio il centro sarà attraversato da un dispiegamento imponente di forze dell’ordine, oltre mille uomini e donne tra polizia, carabinieri e guardia di finanza, a cui si somma l’esercito silenzioso dei volontari, quelli che tengono in piedi l’ingranaggio senza farsi notare, finché tutto non funziona.
La città si prepara al gran finale olimpico con una certezza politica e un’assenza che ormai non fa più notizia se non per conferma: a Verona sono attesi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Camera Lorenzo Fontana, mentre la pista che portava al presidente americano Donald Trump sembra definitivamente chiusa. Non ci sarà nemmeno Emmanuel Macron: per la Francia arriverà il primo ministro Sébastien Lecornu.
Intanto, mentre lo sport fa il suo mestiere e produce conseguenze anche fuori dal ghiaccio — la semifinale di hockey, gli incroci, le ipotesi, i “chissà” — la macchina della sicurezza fa il suo: non immagina, pianifica. Il cuore operativo è la sala interforze in questura, potenziata per l’occasione e pronta a restare attiva giorno e notte fino a lunedì, una cabina di regia che mette insieme segnali, immagini e decisioni, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i tempi tra ciò che accade e ciò che si fa.
Attorno all’Arena e ai suoi nervi scoperti — piazza Bra, Liston, via Mazzini, portoni Borsari, il cortile di Giulietta e gli incroci principali — lavoreranno centinaia di telecamere, circa cinquecento secondo le stime, con una densità tale da trasformare la “zona gialla” in una mappa quasi continua. Solo in Gran Guardia, nelle aree direttamente coinvolte dalla cerimonia, ce ne sarebbero una cinquantina, tutte collegate alla regia della questura; e poi l’anfiteatro stesso, con dispositivi posizionati negli arcovoli, sulle vie di accesso, sul perimetro della zona interdetta, e perfino orientati verso il palcoscenico, come a dire che in un evento di questa scala non si controllano soltanto le persone, si controlla anche il racconto.
Il salto tecnologico, quest’anno, passa anche da strumenti più “vicini” e più immediati: agenti della polizia scientifica dotati di bodycam collegate in tempo reale grazie a rete Lte, immagini che viaggiano subito verso la sala operativa, senza mediazioni e senza tempi morti. Sopra, le riprese dell’elicottero; a terra, la presenza annunciata di cecchini, unità anti-droni e squadre anti-hacker. E soprattutto, per la prima volta, la promessa di una gestione davvero centralizzata delle comunicazioni tra carabinieri, polizia e guardia di finanza, così che il controllo delle operazioni non sia una somma di monitoraggi paralleli, ma un’unica linea continua.
Il livello di attenzione resta alto anche perché non ci sono solo capi di Stato e atleti, ma pubblico, flussi, tensioni inevitabili e perfino la fisiologia del dissenso. Fuori dalla zona gialla è prevista una manifestazione del comitato “Olimpiadi no grazie”, con corteo in partenza alle 15 da Porta Palio e arrivo all’Arsenale: un dettaglio che, in un giorno normale, sarebbe cronaca cittadina; domani diventa una variabile da governare.
«La sala operativa interforze è una struttura fondamentale», ha spiegato il commissario capo Andrea Cappellari, dirigente dell’Upgsp della questura, sottolineando come la regia consenta di monitorare e coordinare le forze sul territorio e di analizzare in tempo reale le informazioni che arrivano dai vari punti, accorciando i tempi decisionali quando la rapidità non è un vezzo ma una necessità.
E mentre Verona si prepara a chiudere i Giochi con l’Arena trasformata in macchina scenica e la città trasformata in perimetro, la stessa sala operativa è già pensata per il prossimo appuntamento: verrà riutilizzata anche per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, sempre in Arena, il 6 marzo, con la presenza in regia anche di vigili del fuoco, polizia locale e soccorritori del Suem. Perché i grandi eventi, alla fine, sono questo: un attimo che sembra unico, ma che in realtà è un sistema che non può permettersi di improvvisare.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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