Il gruppo milanese chiude i primi nove mesi del 2026 con 4,54 miliardi di ricavi. Le Americhe sostengono le vendite, mentre l’Europa resta debole. La nuova sfida è riportare Versace al centro del mercato.
Il gruppo Prada continua a crescere in un mercato del lusso che fatica a ritrovare stabilità. Nei primi nove mesi del 2026 i ricavi hanno raggiunto 4,54 miliardi di euro, con un incremento del 15% a cambi costanti. Un risultato significativo, che richiede però una lettura più attenta: escludendo il contributo di Versace, entrata nel gruppo alla fine del 2025, la crescita organica si ferma al 4%. E nel terzo trimestre rallenta ulteriormente, arrivando appena all’1%.
La differenza fra questi numeri racconta bene la situazione. Prada conserva una solidità industriale e commerciale che molti concorrenti oggi faticano a mantenere, ma anche per il gruppo guidato da Andrea Guerra il mercato è diventato più selettivo. Le vendite retail, pari a 3,93 miliardi, crescono dell’11%, mentre l’incremento organico si limita al 2%. Il marchio Prada registra un progresso del 2% nei nove mesi e dell’1% nel trimestre, confermando una tenuta che, nell’attuale congiuntura, ha comunque un suo valore.
Più interessante è osservare cosa accade a Miu Miu. Dopo stagioni di crescita eccezionale, il brand rallenta sensibilmente: appena +1% nei nove mesi, contro il +41% dello stesso periodo del 2025. Nel terzo trimestre le vendite arretrano del 3%, anche se il gruppo precisa che, escludendo gli effetti del Medio Oriente, l’andamento sarebbe sostanzialmente stabile. Era difficile immaginare che quei ritmi potessero durare indefinitamente. Resta da capire quanto del successo di Miu Miu sia destinato a consolidarsi e quanto dipendesse da una fase particolarmente favorevole, alimentata dalla forte esposizione mediatica delle collezioni.
Sul piano geografico sono ancora le Americhe a offrire i risultati migliori, con una crescita organica del 13%. L’Asia Pacifico avanza del 5%, mentre l’Europa perde il 3% a parità di perimetro. Il Medio Oriente registra una contrazione del 23%, condizionato dalle tensioni regionali. È una geografia del consumo che sta cambiando, con mercati capaci di sostenere la domanda e altri nei quali il cliente appare più prudente.
Poi c’è Versace, che nei nove mesi ha contribuito con 441 milioni di euro. L’acquisizione apre una partita delicata. Il brand possiede un patrimonio estetico riconoscibile, costruito sul colore, sulla sensualità e su un linguaggio decorativo che appartiene alla storia della moda italiana. Recuperarne la forza commerciale senza impoverirne il carattere sarà il compito più difficile. Molto dipenderà dal lavoro di Pieter Mulier, atteso al debutto creativo nel 2027.
Intanto Prada continua a investire nella manifattura, come dimostra il nuovo polo della pelletteria a Piancastagnaio, in Toscana. Una scelta industriale concreta, in un settore nel quale la qualità della produzione dovrebbe tornare ad avere un peso maggiore rispetto alla continua rincorsa alla visibilità.
Il bilancio dei nove mesi lascia dunque un’indicazione precisa: Prada cresce, ma il 15% del titolo non racconta da solo la velocità effettiva del gruppo. La crescita organica rallenta, Miu Miu affronta una fase di assestamento e Versace deve ancora dimostrare il proprio potenziale sotto la nuova proprietà. È su questi tre fronti che si misurerà la qualità dei prossimi risultati.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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