Della ghiandola pineale abbiamo sentito parlare in tutti i modi, soprattutto negli ultimi cinquanta o sessant’anni. Medicina, neuroscienze, antiche tradizioni, terzo occhio, meditazione, DMT, fluoro, calcificazione, campo sottile. Una piccolissima ghiandola al centro del cervello sulla quale sono state costruite teorie, intuizioni, studi e anche parecchie esagerazioni.
Qualcosa, però, lo sappiamo con certezza. La pineale produce melatonina e partecipa alla regolazione dei ritmi circadiani, quindi al rapporto tra luce, buio, sonno e veglia. Sappiamo anche che tende a calcificarsi con l’età. Sul fluoro esistono studi e osservazioni interessanti, ma sarebbe scorretto trasformare una possibile relazione in una certezza assoluta. Lo stesso vale per molte teorie sulla “decalcificazione” della pineale e sugli effetti attribuiti a determinate sostanze o bevande.
Poi comincia un altro territorio.
Da secoli la pineale viene associata alla percezione interiore, al terzo occhio, all’intuizione e al rapporto tra corpo e coscienza. Cartesio arrivò a considerarla un punto privilegiato di relazione tra anima e corpo. Tradizioni orientali e simbolismi molto più antichi hanno collocato proprio al centro della testa un luogo legato alla conoscenza e alla visione interiore.
Sono prove scientifiche? No.
Ma non per questo considero tutto privo di interesse.
È qui che mi sento più vicino a un approccio che definirei olistico-scientifico, per certi versi molto junghiano. Accettare ciò che è dimostrato, distinguere ciò che è ancora ipotesi, ma non chiudere automaticamente la porta a ciò che non sappiamo ancora spiegare.
Non amo una scienza che trasformi il “non sappiamo” in “non esiste”, così come non amo un olismo che trasformi qualsiasi suggestione in verità.
Anche l’idea della pineale come antenna della coscienza appartiene a questo confine. Non sappiamo se la coscienza nasca lì, né possiamo affermare che la pineale crei lo scenario della realtà che percepiamo o che sia collegata a un campo sottile. Ma il tema resta affascinante proprio perché la coscienza stessa continua a essere uno dei grandi problemi irrisolti della conoscenza umana.
L’immagine dell’antenna, comunque, mi piace. Biologicamente la pineale risponde al rapporto tra luce e buio e contribuisce a sincronizzare il nostro organismo con l’ambiente. Sul piano simbolico diventa allora naturale chiedersi se possa rappresentare qualcosa di più: un punto di passaggio tra ciò che percepiamo fuori e ciò che accade dentro di noi.
Poi c’è il paradosso contemporaneo.
Parliamo continuamente di terzo occhio, risveglio, frequenze e stati superiori di coscienza, ma dormiamo sempre peggio, viviamo davanti agli schermi, siamo sottoposti a stimoli continui e abbiamo quasi perso il rapporto naturale con il buio e con il silenzio.
Diciamo di volerci risvegliare, ma non sappiamo più nemmeno dormire.
Forse è proprio qui che molte tradizioni antiche conservano ancora qualcosa da insegnarci. Respirazione, meditazione, silenzio, attenzione, disciplina del corpo non sono necessariamente porte verso mondi misteriosi. Possono essere, molto più semplicemente, strumenti per riportare ordine dentro di noi.
Ed è questo il punto che considero più importante.
La pineale può essere una ghiandola, può diventare un simbolo e può persino rappresentare, per chi vuole esplorare questa possibilità, un’antenna verso qualcosa che ancora non sappiamo definire.
L’importante è non confondere i piani.
La curiosità non deve diventare credulità, ma neppure la prudenza deve trasformarsi nella convinzione che tutto ciò che non abbiamo ancora misurato non possa esistere.
Forse il vero significato della pineale, almeno oggi, sta proprio qui: ricordarci che tra ciò che sappiamo e ciò che immaginiamo esiste ancora un territorio enorme da esplorare.
E la coscienza, prima ancora di mostrarci ciò che non vediamo, dovrebbe almeno aiutarci a vedere meglio ciò che abbiamo davanti.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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