Ottobre 21, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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Borsa di lusso in pelle color cuoio con lucchetto dorato, tra altre borse di maison e una lente d'ingrandimento

LA BORSA DI LUSSO FINISCE AL BANCO DEI PEGNI

Il 61% dei possessori prenderebbe in considerazione un prestito garantito dalla propria borsa. Un segnale che racconta quanto stia cambiando il rapporto fra lusso, proprietà e disponibilità economica.

Un tempo al banco dei pegni si portavano gioielli di famiglia, orologi, oggetti preziosi. Oggi può arrivarci anche una borsa firmata. La novità introdotta da Affide, che ha esteso il credito su pegno agli accessori di lusso, apre una riflessione interessante su un settore che continua a parlare di esclusività mentre una parte dei suoi clienti attribuisce agli acquisti del passato una funzione decisamente più concreta: ottenere denaro.

Secondo il rapporto Ipsos Doxa–Affide 2026, il 35% degli italiani dichiara di possedere almeno una borsa di lusso, personalmente o in famiglia. Il 64% riconosce a questi oggetti un valore economico o patrimoniale e, fra chi ne possiede una, il 61% prenderebbe in considerazione la possibilità di utilizzarla come garanzia per un prestito.

Attenzione, però, al significato di questi numeri. Non raccontano un Paese che sta correndo a impegnare le proprie borse, ma una disponibilità dichiarata a considerarle come beni patrimoniali. È una distinzione importante. La borsa acquistata per desiderio, per rappresentanza sociale o per il piacere di possederla viene oggi valutata anche in rapporto alla liquidità che potrebbe generare.

Il fenomeno interessa soprattutto perché si manifesta mentre le grandi maison concentrano una parte crescente delle proprie strategie sulla clientela più facoltosa. Gli aumenti dei prezzi e la ricerca di una maggiore esclusività hanno progressivamente allontanato alcuni consumatori aspirazionali, quelli che per anni hanno sostenuto una quota significativa del mercato degli accessori.

Il credito su pegno introduce un’altra prospettiva. Quell’oggetto, simbolo di un certo benessere, può diventare uno strumento per affrontare un’esigenza finanziaria, senza necessariamente essere venduto. Rimane di proprietà del cliente, a condizione che il prestito venga rimborsato secondo i termini previsti.

Sarebbe sbagliato leggere questa trasformazione come il tramonto del lusso. Semmai emerge una contraddizione che il settore dovrebbe osservare con attenzione: mentre i marchi cercano di restringere il proprio pubblico verso l’alto, gli oggetti già acquistati entrano in circuiti economici dove conta soprattutto il loro valore recuperabile.

E allora la domanda cambia. Quanto vale davvero una borsa di lusso? Il prezzo che aveva in boutique, il prestigio del marchio oppure la somma che qualcuno è disposto a riconoscere oggi, quando chi la possiede ha bisogno di denaro?

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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