In una Milano Fashion Week attraversata da cambi di direzione creativa, riposizionamenti e nuove grammatiche, Dolce&Gabbana continua a fare qualcosa di più difficile: restare riconoscibile senza restare immobile. La Primavera/Estate 2027 riparte da un patrimonio estetico preciso, fatto di pizzo, lingerie, nero e bianco, animalier, gioielli importanti, denim decorato, trasparenze, ricami e sartoria. Codici che appartengono da tempo al lavoro di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, ma che vengono continuamente rielaborati, senza inseguire il nuovo a ogni costo e senza perdere quella cifra stilistica che in quarant’anni è diventata immediatamente riconoscibile.
La SS27 lavora molto sui contrasti. Il denim viene strappato, ricamato, tempestato di applicazioni fino a diventare quasi couture; il pizzo bianco incontra la lingerie nera; il gingham, apparentemente innocente, viene spinto verso una sensualità dichiarata; gioielli, croci, pietre, ricami e lavorazioni preziose trasformano le superfici e le portano lontano dalla semplicità apparente. Non c’è minimalismo, e non potrebbe esserci. Dolce&Gabbana lavora per accumulo, contrasto e decorazione, ma dietro questa ricchezza la costruzione resta precisa: il vestito, la giacca, il corsetto, il ricamo, il gioiello e la borsa appartengono allo stesso racconto.
Ed è qui che la moda diventa qualcosa di più grande. Credo che pochi brand abbiano raccontato l’Italia nel mondo con la stessa forza di Dolce&Gabbana. Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno attraversato il Paese portando collezioni, Alta Moda e presentazioni nelle città e nei luoghi più rappresentativi della nostra bellezza. La Sicilia resta uno dei punti cardinali del loro immaginario, ma il loro racconto italiano è molto più ampio. Dentro Dolce&Gabbana ci sono la cucina, i mercati, i fiori, le case, l’architettura, i territori, il design, la religiosità popolare e l’artigianato. Ci sono il pizzo e il ricamo, la sartoria e il gioiello, il lavoro manuale e quella capacità italiana di trasformare il mestiere in cultura estetica.
Anche le immagini che hanno accompagnato questa collezione prima della sfilata andavano esattamente in quella direzione: fiori, pomodori, merletti, fotografie, gioielli, interni storici. Non semplici riferimenti decorativi, ma frammenti di un’Italia trasformata in immagine, moda e comunicazione. Ed è qui che il titolo trova il suo senso: per Dolce&Gabbana il Made in Italy non è soltanto una provenienza e nemmeno soltanto una certificazione di qualità. Diventa divulgazione. Divulgazione di territori, mestieri, tradizioni, bellezza, capacità manifatturiera e cultura.
In un momento nel quale molti marchi sembrano impegnati a ridefinire continuamente se stessi, Dolce&Gabbana continua invece a sapere perfettamente da dove viene. Non significa ripetere il passato. Significa possedere abbastanza materia creativa da poterlo trasformare senza rinnegarlo. Da anni Domenico Dolce e Stefano Gabbana costruiscono una narrazione del Made in Italy capace di unire tradizione, mestiere e spettacolo. E forse è proprio questo uno dei risultati più importanti del loro lavoro: aver fatto della moda uno strumento attraverso il quale raccontare l’Italia.
Per questo continuo a considerarli tra i più grandi ambasciatori della bellezza italiana nel mondo.
Chapeau a Domenico Dolce e Stefano Gabbana.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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