Oggi Nina Kraviz è uno dei nomi più riconoscibili della techno mondiale. DJ, produttrice, cantante e fondatrice di una propria etichetta, negli ultimi vent’anni ha costruito un’identità musicale molto precisa, ma la sua storia comincia lontanissimo dai grandi club, a Irkutsk, in Siberia, dove negli anni Novanta passa molte notti con una radiolina accesa ad ascoltare programmi dedicati a house e techno. È lì che scopre l’acid house, i suoni di Chicago e Detroit e artisti come Armando, in un contesto nel quale quella musica sembra appartenere a un altro universo.
La famiglia è severa e le discoteche sono quasi fuori discussione, così Nina si avvicina alla musica passando prima dalla radio. Poi arriva Mosca, dove studia odontoiatria, si laurea e per un periodo conduce due vite parallele: di giorno lavora come dentista, di notte frequenta club, scrive di musica, intervista DJ e cerca spazio nella scena elettronica russa. La svolta arriva con la Red Bull Music Academy: selezionata inizialmente nel 2005, non riesce a raggiungere Seattle per problemi di visto, ma partecipa l’anno successivo all’edizione di Melbourne. Da quel momento la produzione diventa sempre più centrale.
Comincia a lavorare duramente in studio, pubblica musica online, manda demo alle etichette e costruisce poco alla volta un linguaggio personale. Jus-Ed e Matt Edwards, conosciuto come Radio Slave, sono tra i primi a credere in lei, mentre le uscite su Underground Quality e Rekids iniziano a farla conoscere anche fuori dalla Russia. Intanto cresce la sua reputazione dietro la console: house, minimal, acid e techno si mescolano in selezioni molto personali, accompagnate da una presenza scenica che attira inevitabilmente attenzione.
Ed è qui che nascono anche le polemiche. Una parte della critica parla della musica, un’altra si concentra soprattutto sul suo aspetto fisico e sulla sua immagine, fino al punto da insinuare che proprio quell’immagine abbia favorito la sua ascesa. L’intervista realizzata da Resident Advisor nel 2013, con alcune sequenze girate in una vasca da bagno, diventa uno degli episodi più discussi di quella fase. Ma mentre si discute del personaggio, Nina continua a produrre, ed è la musica a darle la credibilità che conta davvero.
Nel 2011 arriva Ghetto Kraviz, brano minimale, ipnotico, quasi sussurrato, che diventa uno dei suoi lavori più riconoscibili e anticipa l’album omonimo pubblicato nel 2012. Da quel momento la dimensione cambia: i club diventano festival, i festival diventano grandi palchi internazionali e Nina Kraviz entra definitivamente tra i nomi della techno capaci di uscire dall’underground senza perdere del tutto il legame con esso.
Nel 2014 fonda трип – Trip, la sua etichetta, che diventa anche uno spazio di ricerca e sperimentazione. Deep house, acid, electro, trance, rave e techno convivono dentro un linguaggio che continua a cambiare ma rimane riconoscibile, grezzo, ipnotico, a volte duro, altre volte sensuale.
Il punto è proprio questo: Nina Kraviz non è diventata semplicemente una DJ famosa. Ha costruito un personaggio forte senza lasciare che il personaggio prendesse il posto della musica, e ha contribuito a cambiare anche il modo in cui la figura femminile veniva percepita nella scena house e techno internazionale.
Prima dei festival, delle copertine e delle folle davanti alla console, però, c’era una ragazza in Siberia con una radiolina accesa nel cuore della notte.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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