Vi giuro che questa sfilata l’ho riguardata più volte, perché volevo capire dove Demna volesse arrivare con Gucci. Alla fine una chiave l’ho trovata, ed è chiarissima: l’esasperazione. Tutto viene portato al limite, le proporzioni, i volumi, il corpo, il modo stesso di costruire un’immagine. Le maglie diventano enormi e vengono messe addosso a ragazzi magrissimi, le giacche o si allargano fino a deformare la figura oppure diventano strette, secche, quasi costrittive. Nell’uomo soprattutto il corpo sembra continuamente corretto, spostato, sminuito, come se la silhouette dovesse perdere equilibrio per acquistare identità.
Ed è proprio qui che comincia il mio problema con questa collezione. Perché esasperare significa portare qualcosa a un livello massimo di tensione, e dopo la tensione arriva necessariamente un punto di rottura. Qui invece ho la sensazione che quella tensione sia diventata il linguaggio stesso della maison, una grammatica fatta di eccesso, deformazione, citazione, provocazione, archivio e contrasti continui, senza che si capisca fino in fondo quale sia il punto di arrivo.
Gucci viene da una cultura diversa. Viene dalla precisione, dalla costruzione, dalla cura quasi maniacale dei dettagli, dal pellame, dagli accessori, dalla capacità di rendere desiderabile una giacca, una borsa o una scarpa senza doverle trasformare per forza in una dichiarazione. Demna prende questo patrimonio e lo forza, lo tira, lo sposta, lo porta dentro il suo mondo. La sua firma si vede, eccome. Ma proprio perché si vede così tanto, la domanda diventa inevitabile: quanto resta di Gucci e quanto, invece, stiamo guardando semplicemente Demna applicato a Gucci?
Nel menswear il dubbio è ancora più forte. Vedo una figura maschile giovanissima, quasi costruita su un unico tipo di fisicità e di atteggiamento. Va bene cercare quel pubblico, sarebbe assurdo negarlo, ma Gucci non vende soltanto ai ragazzi di vent’anni. Vende anche all’uomo di quaranta, cinquanta, sessant’anni, a un cliente che magari vuole essere contemporaneo senza per questo trasformarsi in un personaggio. E qui faccio fatica a capire dove sia finito.
Poi arriva la “famiglia”: il ragazzo, la fidanzata, la madre, la zia, la signora più adulta. Capisco perfettamente la volontà di raccontare un marchio trasversale, capace di attraversare le generazioni, ma continuo a chiedermi quale sia realmente la storia. Perché se il filo conduttore è semplicemente prendere epoche diverse, codici diversi, pezzi d’archivio, sensualità anni Novanta, elementi Settanta, volumi Ottanta e rimetterli insieme deformandoli, allora non siamo davanti a una nuova visione: siamo davanti a una continua rielaborazione del già visto.
Anche sulla donna resto perplesso. La sensualità fa parte della storia di Gucci e nessuno la mette in discussione, ma c’è sexy e sexy. C’è una sensualità costruita sulla proporzione, sul taglio, sul corpo suggerito, e ce n’è un’altra che ha bisogno di mostrarsi continuamente. Qui spesso si sceglie la seconda strada. È una scelta precisa, ma non sempre, almeno per me, diventa eleganza.
E allora torno alla domanda che mi faccio da tempo: cosa stanno cercando di fare con Gucci? Perché questo non è un piccolo marchio indipendente che può permettersi di trasformare ogni collezione in un atto di protesta o in un esercizio concettuale. È Gucci. È un marchio globale, con una storia, un mercato, clienti, investitori e un problema evidente di desiderabilità da ricostruire.
Distruggere tutto per vedere cosa succede dopo può anche essere una strategia creativa. Nella moda è successo molte volte e qualche volta ha funzionato. Ma la distruzione, da sola, non è un progetto. A un certo punto bisogna anche costruire qualcosa che il pubblico voglia desiderare, indossare, comprare e riconoscere come nuovo.
Galleria
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
Scopri di più da ALESSANDRO SICURO COMUNICATION
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.







Altre storie
DOLCE&GABBANA SS27, QUANDO IL MADE IN ITALY DIVENTA DIVULGAZIONE
ERMANNO SCERVINO SS27, LA FEMMINILITÀ TORNA AL CENTRO
NAPOLI, LUNA ROSSA E QUEL CONFINE SEMPRE PIÙ SOTTILE TRA SPORT, MODA E LUSSO