Finite le vacanze, nel giro di poche ore cambia di nuovo tutto. Ricominciano le telefonate, tornano le mail, l’agenda riprende a riempirsi e ci ritroviamo rapidamente dentro ritmi che fino a pochi giorni prima sembravano lontanissimi.
È proprio in quel momento che viene spontaneo ricominciare a correre. Ma forse, prima di ripartire davvero, conviene fare una cosa più semplice: rimettere un po’ d’ordine nella testa.
Il passaggio dalla vacanza al lavoro non è soltanto fisico: è soprattutto mentale. Durante una pausa cambiano i ritmi, diminuisce la pressione delle decisioni e si allenta quella delle priorità. Poi torna tutto insieme: clienti, telefonate, progetti, riunioni, problemi lasciati in sospeso e nuove scadenze. Ed è proprio qui che diventa facile confondere il movimento con la produttività.
Rispondere a cinquanta mail non significa aver fatto avanzare un progetto, così come trascorrere una giornata tra riunioni e telefonate non significa necessariamente aver utilizzato bene il proprio tempo. Pensare, progettare, scegliere, stabilire priorità e decidere una direzione sono già lavoro e, per chi vive di idee, consulenza, impresa o creatività, rappresentano spesso la parte più importante.
La ripresa delle attività può quindi essere qualcosa di più della semplice riapertura di un ufficio. È un buon momento per riallineare pensiero, obiettivi e azione, capire dove vogliamo andare e verificare se quello che stavamo facendo prima della pausa meriti ancora il nostro tempo.
Molte inefficienze professionali nascono proprio quando si agisce prima di avere chiarito la direzione: si aprono progetti, si accettano incarichi, si moltiplicano attività e soltanto dopo ci si domanda dove stia andando tutto quel lavoro.
La confusione ha un costo molto concreto. Una riunione senza una decisione, un progetto trascinato per inerzia, continue revisioni o attività sovrapposte significano ore, energie e quindi denaro.
Ed è qui che entra un altro tema importante, soprattutto per chi guadagna creando e realizzando progetti: imparare a dire di no, qualche volta, è una scelta economica.
Un cliente o un progetto sterile, con scarse prospettive di crescita, non occupa soltanto una parte della giornata. Occupa lo spazio che potrebbe essere dedicato a un cliente più pronto a comprendere il vostro metodo, la vostra visione e il valore del vostro lavoro.
La perdita è quindi doppia: investite tempo ed energie in un rapporto che difficilmente riuscirà a esprimere tutto il proprio potenziale e, nello stesso momento, rinunciate alle opportunità economiche e professionali che potrebbero arrivare da clienti più ricettivi e più pronti a condividere e sviluppare il vostro approccio progettuale.
Non esiste soltanto il costo di un cliente sbagliato. Esiste anche il costo delle opportunità che quel cliente vi impedisce di cogliere.
Vale per un professionista, un consulente, un creativo, un imprenditore, ma anche per un’azienda e per un brand. Anche un marchio dovrebbe approfittare della ripresa per capire se quello che sta facendo continua a costruire identità, reputazione e valore oppure se sta semplicemente producendo attività e comunicazione senza una direzione precisa.
Perché fare di più non significa necessariamente crescere. A volte significa soltanto essere più occupati.
La pausa estiva, proprio perché crea una certa distanza dal lavoro quotidiano, offre invece la possibilità di guardare dall’esterno ciò che durante l’anno osserviamo sempre troppo da vicino. Non per ricominciare automaticamente da dove ci eravamo fermati, ma per capire cosa vale la pena riprendere, cosa va cambiato e cosa sarebbe meglio lasciare indietro.
Prima di riempire nuovamente l’agenda, conviene quindi rimettere ordine anche nel modo in cui decidiamo cosa meriti davvero di entrarci.
Perché il tempo professionale non è infinito e il vero salto di qualità non arriva quando impariamo a fare più cose, ma quando impariamo finalmente a scegliere meglio.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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