Nel 2024 avevo scritto un articolo partendo da alcune riflessioni di Seth Godin sul futuro del marketing, osservando come autenticità, qualità e strategie di lungo periodo avrebbero finito per contare sempre più rispetto alla rincorsa continua alla visibilità.
Rileggendolo oggi, mi accorgo che quel ragionamento regge ancora, anche se una cosa la direi diversamente: non credo affatto che il marketing debba allontanarsi dai social. Al contrario, deve starci, perché ormai sono parte del nostro modo di comunicare. Ma deve imparare a starci meglio.
Nel frattempo è cambiata anche la quantità di materiale che ogni giorno viene messo in circolazione. L’intelligenza artificiale ha reso ancora più facile produrre contenuti e questo, inevitabilmente, ha alzato il livello del rumore. Oggi fare un testo, un’immagine o un video richiede molto meno tempo; riuscire invece a creare qualcosa che venga ricordato, che abbia personalità e che non assomigli a mille altre cose viste nello stesso giorno è diventato molto più difficile.
Essere presenti, quindi, non basta. Né basta pubblicare con continuità, inseguire il formato del momento o adattarsi ogni volta all’algoritmo. Serve avere qualcosa da dire, sapere come dirlo e soprattutto capire quando vale davvero la pena farlo, perché ogni contenuto che mettiamo in circolazione contribuisce, nel bene e nel male, alla percezione complessiva di una persona, di un’impresa o di un brand.
Stare sui social con intelligenza vuol dire soprattutto non considerarli una vetrina da riempire ogni giorno, ma uno spazio nel quale ciò che si pubblica finisce inevitabilmente per raccontare chi siamo. E frequentarli con cultura significa dare alla comunicazione uno spessore che vada oltre la reazione immediata, senza confondere la velocità del mezzo con la superficialità del contenuto.
Il pubblico oggi è esposto a una quantità enorme di messaggi e sviluppa molto rapidamente una capacità di selezione. Riconosce ciò che è costruito soltanto per attirare attenzione, così come riconosce quando dietro a un contenuto esistono una voce, una qualità e una visione.
Seth Godin aveva intuito da tempo che il marketing più efficace non è quello che interrompe continuamente le persone, ma quello che riesce a meritare la loro attenzione. Oggi questo concetto è ancora più importante, perché l’attenzione non si conquista alzando continuamente il volume della comunicazione: si conquista diventando realmente interessanti.
Nel mio lavoro considero da sempre la divulgazione una parte essenziale della costruzione di un’immagine, perché comunicare non significa soltanto diffondere un contenuto, ma qualificare ciò che si rappresenta, arricchirlo di significato e renderlo riconoscibile nel tempo.
Per questo non credo che il futuro del marketing sia fuori dai social. Credo piuttosto che sia dentro i social, ma con un modo diverso di abitarli, più consapevole, più selettivo e anche più colto.
I social restano strumenti straordinari, a condizione che dietro la velocità della tecnologia continuino a esserci pensiero, sensibilità e cultura.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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