MFW Moda Donna 2° Day

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Prada: “L’eleganza non è moderna”

“L’eleganza non è più moderna”, sostiene Miuccia Prada. Precisiamo: quantomeno, quella classica, “acchittata”, del tailleurino. Al secondo giorno di Milano Moda Donna, ce ne eravamo ormai resi conto tra stratificazioni a contrasto, abbinamenti impossibili e confluenze improbabili. Del resto, anche in politica non esistono più i vecchi partiti che ormai abdicano a nuovi schieramenti. (Chi avrebbe mai detto che D’Alema avrebbe votato no al referendum come Berlusconi?). Tanto nella moda come al governo, si vanno formando nuovi equilibri alla ricerca del nuovo: conseguenza della cultura della rottamazione.

LA RIVOLUZIONE “VOLA” CON LE PIUME

Prada identifica la formula vincente della prossima estate nella “nuova semplicità” che esclude subito gli eccessi visti nei giorni scorsi. La sua collezione è basata sul trench e tanti piccoli pezzi, calzoncini di maglia, camicette e dolce vita. A rompere le righe della vetusta eleganza – come desidera la signora – una targhetta rettangolare (gradi?) che sigilla i capi spalla, diventando anche marsupio. Ma il vero protagonista è il boa di piume che profila ogni capo: dall’impermeabile al bordo dei pantaloni. Una trovata intelligente, ma al di sotto delle aspettative di Prada. Quanto al gusto per le allacciature storte, è un esercizio che dopo aver suggerito interessanti decostruzioni/ricostruzioni dei trench, diventa uno styling da passerella pronto a svanire quando, spenti i riflettori, le modelle si spoglieranno.

PRADA CONTRO GUCCI?

Alla resa dei conti Prada nonostante l’attacco all’eleganza arcana, svolta bruscamente proprio verso l’abbigliamento probabile con tanti prodotti di sicuro mercato. E non parliamo solo delle prevedibili, splendide, borse, ora a intarsi geometrici. Leggendo tra le righe, è possibile che questo sia il solito modo della stilista di andare controcorrente, ma soprattutto contro il suo maggior competitor: il fiabesco Gucci, caposcuola della tendenza immaginifica che adesso è diventato il punto di riferimento per tante collezioni. Alla faccia dell’ “impossibile”.

 

FENDI: MARIA ANTONIETTA CON LE SNEAKER

Altro che brioches al posto del pane… Maria Antonietta scende in strada con le scarpe da jogging. Con Fendi si torna alle dissonanze che stanno caratterizzando la moda della prossima estate. Silvia Venturini Fendi e Karl Lagerfeld, designer del brand, coniugano gli inconiugabili streetwear con la corte: il vertice e la base della piramide. Sicché, festoni (anche lungo i profili delle maniche come la cresta di un dinosauro), smerli e sbuffi finiscono su freschi e agili capi a righe. Mentre, le gonne ricche a tessuti settecenteschi si allungano al polpaccio sino a sfiorare stivaletti rossi e stringati effetto sneaker da basket o vere e proprie calzature gommate. Tutto è calibrato per togliere peso e volume all’abbigliamento. Notevole in tal senso, il mini blouson che si allunga in un caban grazie a due falde da camicia.

DOLCETTA O BORSETTA?
La regina di Francia prende il sopravvento quando entrano in scena gli accessori deliziosi e colorati come i bon bon della Maria Antonietta cinematografica di Sofia Coppola. Vedi la mini Peekaboo con roselline fondant e fiori da tappezzeria. (Dolcetta o borsetta?). Dalla testa delle modelle sbucano borchie e aculei, per fugare ogni dubbio che non siamo a Versailles. Anche se forse oggi come all’epoca, ci troviamo ai confini di una rivoluzione illuminista. E c’è voglia di decapitare, almeno in senso metaforico, l’ancien régime.

 

ARMANI: TUTTI I CORPI DA MEDAGLIA

Alla distonia di tante sfilate si contrappone l’armonia del corpo elevato all’ennesima potenza dalla mostra di Armani Emotions of the Atletic Bodyall’Armani Silos (aperta al pubblico sino al 27 Novembre). Il percorso curato dallo stesso stilista è dedicato allo sport, con ritratti di atleti che dal 1985 fino a oggi hanno prestato il loro volto, ma soprattutto il loro fisico al brand con l’aquilotto. Dunque, non solo tutti i campioni delle ultime Olimpiadi, escluso Renzi altrettanto sponsorizzato da EA7, ma anche icone come Francesco Totti e David Beckham, già malizioso testimonial dell’underwear GA a gambe aperte.

All’inaugurazione, un raffinatissimo quanto blindatissimo lunch, tutti i medagliati degli ultimi Giochi, molti dei quali in posa davanti ai loro ritratti. Miti magicamente trasformati in realtà.

 

GIGI HADID: LA NUOVA “PASTIGLIA” DELLA MODA

Giornata particolarmente fitta e caotica anche per lo sbarco in città di Gigi Hadid che ha sfilato da Max Mara: modella del momento con ben 23 milioni follower su Instagram. La sera prima dello show (guarda la gallery) nello store del brand emiliano in corso Vittorio Emanuele, la web star ha lanciato la borsa BoBag, ispirata alla razionalista Lina Bo Bardi. Incredibile, la folla dei fan che ha attirato la ragazza come un pifferaio magico. Forse, è questo il modo telematico con cui le nuove generazioni fruiscono la moda, salvo comprarla online come la capsule di Moschino in vendita da subito sul sito http://www.moschino.com. La collezione disegnata da Jeremy Scott, “lancia e acquista”, questa volta è dedicata alle pastiglie del libro “La valle delle bambole” di Susann Jacqueline (Ed. Sperling & Kupfer). Curerà anche la crisi? (guarda la gallery)

 

CURIEL: LA STORIA E L’OGGI  Le avanguardie incalzano, come si evince anche dalle canzoni in cui al posto “dell’amore” e del “cuore” entrano termini social come la “condivisione” (“Vorrei ma non posto” di Fedez e J-Ax). Però, c’è ancora posto per la memoria. Anzi, letteralmente commosso l’istallazione dedicata alla storica maison Curiel, “Curiel History and Future” (ex chiesa di San Carpoforo). Nella mostra one shot curata da Silvestrin & Associati, gli epocali Curiellini, interfaccia italiana del “little black dress” di Audrey Hepburn inventati da Gigliola Curiel e reintepretati dalla nipote Gigliola Castellini Curiel, sono stati messi a confronto con le creazione della mamma, Lella, e per l’appunto della nonna Gigliola (1919-1969). La mitica couturière della cultura, parente di Eugenio Curiel e sostenitrice della Casa della Cultura milanese (1946), nel suo atelier meneghino aperto nel 1945, vestì tutta l’intellighenzia e le prime donne all’inaugurazione della Scala. Quando la moda era un’altra storia. (guarda la gallery).

 

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