Settembre 18, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LONDRA RIPARTE DALLA MEMORIA. DALLO SWINGING LONDON A UNA NUOVA IDENTITÀ

LA LFW

La London Fashion Week è iniziata il 17 settembre e dalle prime collezioni arriva già qualche segnale interessante. Non ancora una direzione precisa, probabilmente neppure del tutto consapevole, ma qualcosa sembra muoversi da quella parte: Londra torna ad attingere alla propria memoria culturale per cercare una nuova identità.

Ed è forse proprio questo il punto. Londra sa bene cosa significa trasformare la moda in qualcosa di più grande della moda. Lo aveva già fatto negli anni Sessanta con lo Swinging London, quando una città riuscì a mettere insieme musica, costume, fotografia, cinema, arte, strada e nuovi comportamenti sociali, trasformandoli in un unico movimento culturale. Non fu soltanto un cambiamento estetico. Cambiò il modo di vestirsi perché stava cambiando il modo di vivere, di ascoltare musica, di frequentare la città e soprattutto di rappresentare se stessi.

Quello fu un vero Rinascimento culturale. La moda ne faceva parte, ma non era isolata dal resto. Mary Quant, Carnaby Street, King’s Road, i Mods, la musica britannica, la fotografia e una nuova cultura giovanile appartenevano allo stesso ecosistema. Una generazione non stava semplicemente scegliendo vestiti differenti da quelli dei propri genitori, stava costruendo una nuova identità sociale.

Oggi sarebbe impossibile, oltre che inutile, pensare di ricreare artificialmente quella stagione. Ma Londra sembra tornare ad attingere proprio a quel meccanismo. Recuperare ciò che appartiene alla propria memoria, appropriarsene nuovamente, contaminarlo e riportarlo nel presente. Non per ripetere il passato, ma per cercare una direzione nuova.

È una forma di appropriazione culturale nel senso più naturale del termine: riprendersi i propri codici e trasformarli. Sartoria britannica, cultura dei club, uniformi, strada, musica, contaminazione fra maschile e femminile tornano come elementi di un vocabolario che Londra conosce bene. Non sono citazioni da mettere in vetrina. Possono diventare materiale sul quale ricostruire un’identità.

Ed è un tema che riguarda anche i marchi. Negli ultimi anni abbiamo visto troppe volte collezioni che sembravano voler cancellare quelle precedenti, cambi di direzione creativa accompagnati dalla necessità di rifondare tutto, nuovi racconti costruiti ogni sei mesi quasi che la memoria fosse diventata un limite. Ma un marchio forte vive esattamente del contrario. Costruisce nel tempo proporzioni, dettagli, lavorazioni, materiali, gesti e segni che diventano riconoscibili. Poi li modifica, li contraddice, li porta altrove. Ma non li cancella.

La memoria del marchio non significa immobilità. Significa avere qualcosa da trasformare. Senza memoria non esiste evoluzione, esiste soltanto sostituzione.

Forse è proprio questa continua ricerca della novità ad avere indebolito una parte della moda contemporanea. Molte immagini, molte operazioni, molto rumore, ma sempre meno codici capaci di rimanere. E quando viene meno la memoria diventa più difficile anche costruire appartenenza, perché il pubblico può riconoscere un prodotto ma non necessariamente riconoscersi in un’identità.

Londra, almeno dai primi segnali di questa Fashion Week, sembra provare a rimettere in circolo qualcosa di diverso. Non sappiamo ancora se diventerà una tendenza precisa e forse neppure chi sta lavorando in questa direzione ne è pienamente consapevole. Ma alcuni segnali stanno arrivando proprio da lì: dalla necessità di tornare alla memoria per poter andare avanti.

È successo altre volte nella storia di questa città. Negli anni Sessanta Londra non costruì il proprio Rinascimento culturale decidendo a tavolino di crearne uno. Accadde perché musica, moda, arte, fotografia, costume e società iniziarono contemporaneamente a cambiare linguaggio, influenzandosi a vicenda fino a produrre qualcosa di molto più grande della somma delle singole parti.

Forse è proprio questo che stiamo aspettando anche oggi. Non il ritorno dello Swinging London e neppure la sua imitazione, ma la nascita di un nuovo sistema culturale capace di fare ancora una volta dialogare moda, musica, arte, costume e identità sociale.

È troppo presto per dire che Londra abbia trovato una nuova identità. Ma alcuni segnali, forse persino inconsapevoli, sembrano finalmente arrivare da quella direzione.

E sarebbe già un ottimo punto da cui ripartire.

 

 

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Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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