Settembre 8, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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OASIS A VENEZIA PER LA PRESENTAZIONE DEL DOCUMENTARIO DON’T LOOK BACK IN ANGER. MAI TITOLO FU COSÌ APPROPRIATO.

 

Gli Oasis arrivano alla Mostra del Cinema di Venezia con Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario diretto da Dylan Southern e Will Lovelace che racconta uno dei ritorni musicali più attesi degli ultimi anni: quello di Liam e Noel Gallagher, di nuovo insieme dopo quasi sedici anni. Il film, presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, dura 122 minuti.

Non è una retrospettiva celebrativa sulla carriera della band e non è soltanto un film-concerto. Al centro c’è soprattutto ciò che per molto tempo era sembrato impossibile: il ricongiungimento dei due fratelli Gallagher.

Il documentario segue dodici concerti in tre continenti e porta lo spettatore dentro il Live ’25 Tour, alternando la dimensione spettacolare degli stadi a quella molto più privata del rapporto tra Liam e Noel. Ci sono immagini inedite delle prove, il backstage, il palco e soprattutto le loro prime interviste insieme dopo oltre venticinque anni. Southern e Lovelace osservano il progressivo riavvicinamento dei due fratelli e, contemporaneamente, ciò che accade intorno a loro: generazioni diverse che cantano le stesse canzoni e un pubblico che finisce per diventare parte di questa riconciliazione.

C’è anche un aspetto più intimo. Le prime prove avvengono quando il rapporto tra Liam e Noel è ancora delicato e i registi scelgono di non interferire, lasciando che le telecamere osservino quella distanza e il modo in cui lentamente comincia a ridursi. Nel film emerge anche l’amicizia nata tra i loro figli, che ha contribuito a riavvicinare le due famiglie. È qui che il documentario supera il semplice racconto musicale e diventa anche una storia di riconciliazione.

Per comprendere il significato di questo ritorno bisogna ricordare cosa sono stati gli Oasis. Nati a Manchester nei primi anni Novanta, sono diventati uno dei simboli del Britpop e una delle rock band britanniche più importanti della loro generazione. Definitely Maybe e soprattutto (What’s the Story) Morning Glory? li portarono rapidamente fuori dai confini inglesi. Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Champagne Supernova sono diventate canzoni capaci di sopravvivere al tempo e alle mode.

Ma gli Oasis sono sempre stati soprattutto Liam e Noel Gallagher. Liam, la voce, il frontman, istintivo, provocatorio, imprevedibile. Noel, chitarrista e autore della maggior parte dei grandi brani della band, più razionale nella costruzione musicale ma certamente non meno forte nel carattere. Due personalità difficili da contenere, ancora di più quando appartengono a due fratelli.

Ed è proprio qui che si trova una parte del loro fascino. Per me gli Oasis hanno sempre rappresentato un rock senza troppe mediazioni, imperfetto, orgoglioso, a volte persino arrogante, ma autentico e immediatamente riconoscibile. Non hanno mai cercato di apparire accomodanti e probabilmente non sarebbero diventati gli Oasis se lo avessero fatto.

Quel rapporto esplose definitivamente nel 2009. Dopo anni di tensioni, Noel lasciò il gruppo poco prima di un concerto a Parigi. Da quel momento iniziarono anni di separazione, carriere diverse e dichiarazioni tutt’altro che concilianti. Vederli nuovamente insieme sembrava ormai più un desiderio dei fan che una possibilità concreta.

Poi, nell’agosto del 2024, l’annuncio: gli Oasis sarebbero tornati. Nel 2025 Liam e Noel sono saliti nuovamente sullo stesso palco e il Live ’25 Tour ha trasformato la reunion in un evento mondiale. Non soltanto nostalgia: davanti a loro si sono ritrovate generazioni diverse, comprese quelle che negli anni Novanta erano troppo giovani, o non erano ancora nate, per poterli vedere dal vivo.

A raccontare questa storia sono Dylan Southern e Will Lovelace, due registi britannici che conoscono bene il rapporto tra musica e cinema. Insieme hanno già firmato lavori come Shut Up and Play the Hits e Meet Me in the Bathroom. Qui scelgono di non fermarsi alla potenza del concerto: cercano quello che succede dietro, nei silenzi, nelle prove e nel rapporto tra i due fratelli. Il film diventa così insieme concerto, ritratto di una relazione fraterna complessa e racconto della capacità della musica di unire le persone.

Ed eccoli infine a Venezia. L’arrivo al Lido in motoscafo, la presentazione del film, la passerella davanti alla stampa e al pubblico. Liam e Noel sono apparsi a tratti quasi fuori dal loro habitat, poco inclini alla liturgia del red carpet, forse persino un po’ impacciati. Ma anche questo appartiene agli Oasis: non hanno mai avuto molto interesse a comportarsi come ci si aspetta da loro.

La loro presenza alla Mostra ha riportato davanti al pubblico non soltanto due rockstar, ma due fratelli che hanno condiviso talento, successo, conflitti e una lunga separazione. Ed è forse proprio questo che rende il documentario interessante anche oltre la musica.

Il titolo, del resto, sembra scritto oggi per loro: Don’t Look Back in Anger. Non guardare indietro con rabbia. Dopo quasi sedici anni, Liam e Noel Gallagher hanno ricominciato a guardare nella stessa direzione.

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Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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