Ci sono reperti che appartengono alla storia e altri che, pur appartenendole, sembrano quasi non volerci stare dentro. Oggetti, incisioni e meccanismi arrivati fino a noi da epoche lontanissime continuano a creare qualche problema alla storia così come l’abbiamo sempre conosciuta. E allora la domanda viene spontanea: quanto conosciamo davvero del nostro passato?
È proprio dentro queste zone d’ombra che nasce la Teoria degli Antichi Astronauti, l’idea che in un passato remoto qualcuno possa essere arrivato da molto lontano ed essere entrato in contatto con le civiltà dell’epoca, lasciando conoscenze che ancora oggi facciamo fatica a spiegare. Non si tratta di decidere subito se sia vero o falso, ma di guardare alcune anomalie senza liquidarle troppo in fretta.
LA MACCHINA DI ANTICITERA
La Macchina di Anticitera è probabilmente uno degli esempi più impressionanti. Recuperata all’inizio del Novecento dal relitto di una nave, era formata da una complessa rete di ingranaggi metallici. Le scansioni successive mostrarono che quella macchina era in grado di rappresentare movimenti astronomici, calcolare cicli lunari e prevedere eclissi con una precisione sorprendente.
Una macchina del genere non nasce dal nulla. Dietro ci devono essere conoscenze, prove, errori, esperienza, una cultura tecnica già sviluppata. Ed è questo il punto interessante: forse non abbiamo trovato soltanto un oggetto eccezionale, ma il frammento rimasto di un sapere molto più vasto.
LE LAMPADE DI DENDERA
Nel complesso templare di Dendera, in Egitto, alcuni rilievi ricordano in maniera quasi provocatoria delle grandi lampade. L’archeologia li interpreta attraverso la simbologia religiosa egizia, ma osservandoli con gli occhi di oggi la somiglianza continua a incuriosire.
E torna inevitabile la domanda su come venissero illuminate certe camere e certi corridoi profondi. Probabilmente la spiegazione è molto meno misteriosa di quanto immaginiamo, ma quelle immagini rimangono lì e sembrano parlare un linguaggio stranamente moderno.
LA BATTERIA DI BAGHDAD
La cosiddetta Batteria di Baghdad è ancora più concreta: una giara di terracotta con elementi metallici che, ricostruita e riempita con una soluzione acida, può produrre una piccola tensione elettrica.
Non sappiamo con certezza quale fosse il suo utilizzo, ma il fatto interessante rimane: qualcosa costruito molti secoli fa produce un effetto che siamo abituati ad associare alla tecnologia moderna. Forse alcune conoscenze sono comparse molto prima di quanto abbiamo sempre pensato.
L’UCCELLO DI SAQQARA
A Saqqara venne ritrovato un piccolo oggetto in legno che sembra un uccello, ma la forma delle ali e della coda ha fatto pensare a qualcuno che potesse rappresentare un piccolo velivolo.
Non sappiamo se fosse un oggetto rituale, un semplice modello o qualcosa di diverso. Ma ancora una volta ci troviamo davanti a una forma antica che, osservata dal presente, sembra anticipare concetti comparsi molti secoli dopo.
LE LINEE DI NAZCA
Nel deserto peruviano troviamo poi le Linee di Nazca, figure gigantesche tracciate sul terreno, alcune lunghe centinaia di metri. Da terra se ne percepisce soltanto una parte, mentre dall’alto la loro forma appare chiaramente.
Probabilmente avevano una funzione rituale o religiosa, ma resta affascinante pensare alla capacità necessaria per progettare immagini di quelle dimensioni senza poterle osservare nel loro insieme. Anche qui non serve chiamare in causa un’astronave: basta riconoscere che quelle civiltà possedevano conoscenze e capacità che ancora oggi ci sorprendono.
GLI SCHELETRI DEI GIGANTI
Poi ci sono i giganti, presenti nei miti di civiltà lontanissime tra loro. Dalla Bibbia ai Titani greci, fino alle tradizioni di altri popoli, ricorre continuamente il racconto di uomini dalle dimensioni eccezionali.
Le fotografie moderne di giganteschi scheletri che circolano in rete sono spesso falsificazioni e non esistono prove scientifiche di una razza umana alta tre o quattro metri. Ma rimane interessante il fatto che lo stesso tema attraversi culture e continenti diversi. Forse è soltanto mito, forse memoria deformata di uomini fuori dal comune. Comunque sia, è una presenza che ritorna con sorprendente continuità.
GLI “ASTRONAUTI” DELL’ANTICHITÀ
Lo stesso accade con alcune statuette e raffigurazioni antiche. Figure dagli occhi enormi, corpi ricoperti da strane decorazioni, teste che sembrano racchiuse dentro caschi. Per gli archeologi si tratta generalmente di divinità, figure rituali o rappresentazioni simboliche.
E probabilmente è così. Ma noi oggi le guardiamo attraverso immagini che gli antichi non potevano conoscere e la somiglianza con un astronauta diventa inevitabile. La vera domanda allora non è se rappresentassero extraterrestri, ma che cosa volevano rappresentare davvero.
LE COSTRUZIONI MEGALITICHE
E infine ci sono le grandi costruzioni. Piramidi, templi e muri composti da blocchi di pietra enormi, trasportati e lavorati con una precisione che continua a impressionare.
Sappiamo che gli uomini dell’antichità erano perfettamente capaci di costruire opere gigantesche, ma forse tendiamo ancora a sottovalutare il loro livello di organizzazione, matematica, ingegneria e conoscenza dei materiali. Quando osserviamo certi blocchi perfettamente incastrati, la domanda “come hanno fatto?” rimane tutt’altro che banale.
IL VERO PUNTO NON SONO GLI ALIENI
A questo punto il problema non è più stabilire se siano arrivati davvero degli extraterrestri. Forse sì, forse no; oggi non abbiamo prove sufficienti per affermarlo. Ma abbiamo davanti una quantità di reperti, costruzioni e conoscenze che ci obbligano a rivedere almeno una cosa: l’idea troppo semplice che ci siamo fatti dei nostri antenati.
La Macchina di Anticitera, la Batteria di Baghdad, Dendera, Saqqara, Nazca e le grandi costruzioni megalitiche appartengono alla realtà. Altre storie, come quella degli scheletri giganti, rimangono invece nel territorio del mito, delle interpretazioni e spesso delle falsificazioni.
Ed è proprio qui che il discorso diventa interessante. Non nel voler dimostrare per forza che dietro tutto ci siano gli alieni, ma nel riconoscere che forse il nostro passato è stato molto più complesso, tecnologico e sorprendente di quanto abbiamo sempre creduto.
Forse il vero errore non è credere troppo facilmente agli antichi alieni. È credere troppo facilmente di conoscere già tutta la nostra storia.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager Alessandro Sicuro Comunication
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