Dopo vent’anni di assenza, Nicole Kidman fa il suo ritorno alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con grande impatto, presentando un film che sicuramente farà discutere: *Babygirl* di Halina Reijn. “È un viaggio profondamente personale. Una storia che esplora i diversi modi in cui le generazioni affrontano la sessualità”, ha affermato l’acclamata attrice durante la conferenza stampa. Il cast stesso riflette questo viaggio, con Kidman e Antonio Banderas, due pilastri del cinema, affiancati da tre giovani promesse: Harris Dickinson, Sophie Wilde ed Esther McGregor.
La pellicola promette di suscitare emozioni intense, affrontando il tema del sesso senza inibizioni, senza limiti, e con una totale libertà di espressione. Banderas ha confermato questa visione, dicendo: “Quando ho letto la sceneggiatura che mi ha dato Halina Reijn, ho pensato ‘c’è ancora qualcuno che osa pensare diversamente e che ha il coraggio di portare sullo schermo ciò che molti di noi pensano, sfidando il politicamente corretto'”. La regista Reijn ha aggiunto: “Donne e uomini hanno molteplici sfaccettature, ognuno di noi ha un lato positivo e uno negativo. Le donne non hanno mai avuto gli strumenti per esplorare pienamente la propria sessualità, ed è per questo che ho voluto dare ai miei personaggi la libertà di esprimersi senza punizioni.”
Parlando delle difficoltà nel rappresentare un ruolo così complesso e senza censure, soprattutto nelle scene più audaci, Kidman ha spiegato: “Quando recito, mi immergo completamente nel mondo artistico. C’è un forte legame di fiducia con il regista, perché è a lui che mi affido completamente durante le riprese. In *Babygirl*, non mi sono concentrata sul corpo, ma su come raccontare la storia. Abbiamo discusso a lungo della psicologia del personaggio. Il mio approccio è sempre di totale apertura, anche perché non conosco altro modo di lavorare”, ha proseguito. “C’è stata una grande connessione tra tutti noi del cast, e ci siamo concessi una reciproca libertà. Quelle scene di sesso sono estremamente delicate, ma anche molto profonde. Il set è uno spazio sacro, ed è fondamentale riconoscerlo”.
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