Settembre 24, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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I pensieri che non ti ho detto

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CIAO GIULIA

La morte della creatura che ti ha concepito, portato dentro il ventre, regalato la vita. La tua carne è la sua carne, il tuo sangue è il suo sangue, il tuo corpo è un’estensione del suo corpo: nell’attimo in cui muore, muore fisicamente una parte di te o il principio di te, né serve che il cordone ombelicale sia stato tagliato per separarvi. Un legame sottile e invisibile resta collegato per sempre, nel bene e nel male condizionerà tutta la tua vita.

Le avrei voluto dire ciò che non ero mai riuscito a raccontarle e non avrei mai raccontato a nessuno, le mie ferite, i miei rimpianti, i miei dubbi, prezioso fardello tuttavia giacché era esso stesso vita, le avrei voluto dire che malgrado quelle ferite e quei rimpianti e quei dubbi mi piaceva tanto la vita, ero così contento d’esser nato, e la ringraziavo d’avermi partorito e donato quell’intuito che non avevo mai accettato, che poi mi è stato così utile per il mio lavoro.

Perfino se non avesse fatto altre cose buone nella sua bontà, nella sua generosità, l’avermi regalato la vita sarebbe stato per me sufficiente a giustificar la sua vita e io speravo che questa mia gratitudine la ripagasse di ogni dispiacere che potevo averle dato. Per rispondermi che la rendevo felice, fiera del bellissimo gesto che aveva compiuto, lei mi stringeva con forza le dita e mi spalancava addosso gli occhi azzurri come il mare.

Poi, quando veniva mio padre, me lo indicava con l’indice e con un sorriso: quasi a ricordarmi che il dono veniva anche da lui. Era incapace di esternare ogni forma emozionale e affettuosa, questa sua caratteristica  ricordo che mi ha fatto un po’ soffrire da piccolo, ma è divenuto il mio punto di forza da adulto. Confesso che avrei preferito in dono una scatola di cioccolatini come quella di Forrest Gump e che  mi recitasse quelle storie così simpatiche,  quella mamma così strampalata ma così affettuosa con il suo “campione”…

Non abbiamo avuto un rapporto semplice, i nostri modi di vedere la vita sono sempre stati agli antipodi. La tua semplicità e tendenza a voler sdrammatizzare tutto, il mio voler approfondire e capire sempre ogni cosa, mi prendevi in giro, mi chiamavi il filosofo.

Un abbraccio Mamma, ovunque tu vada…

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